Intervista su Il Foglio della Moda

Il 5 febbraio 2026 sull’inserto Moda del quotidiano “Il Foglio”, a cura di Fabiana Giacomotti, è stata pubblicata un’intervista con Katia Bagnoli e Bruno Riva.
Nell’articolo, tra l’altro, viene annunciata la prossima mostra di Shodo.it, che sarà dedicata a Ōtagaki Rengetsu.


インタビューをダウンロードする(日本語PDF)
Leggi il testo dell’articolo:

« Lo zen e l’arte della calligrafia

di Tony Di Corcia

«Conversazione con Bruno Riva e Katia Bagnoli. Lui scenografo, lei traduttrice (di Brett Easton Ellis e Joyce Carol Oates, per citarne due), hanno sviluppato la propria passione per l’arte del segno grafico fino a trasformarla in un “sismografo del cuore”, rifuggendo dalla moda che pure, da Armani a Valentino a Guo Pei, è sempre stata affascinata dalla bellezza imperfetta dei kanji. Saranno in mostra a Milano ad aprile. Nel frattempo, hanno interpretato per “Il Foglio della Moda” il tema di febbraio, l’unicità.
_____

«Furono in tanti, alla metà degli Anni Novanta, a identificarsi in Nagiko, che raggiungeva il piacere lasciandosi scrivere poesie sulla pelle diafana e valutava i suoi amanti non tanto per le capacità amatorie quanto per la bravura con cui trasformavano il suo corpo in un libro sempre diverso. Altri si identificavano nell’angelico Jerome, uno Ewan McGregor di viscontiana bellezza, immaginando l’emozione di potersi concedere un erotismo così raffinato, cerebrale, palpitante. La comunicazione digitale non era ancora pervasiva come sarebbe presto diventata ma noi, che comunque già toccavamo sempre meno carta e penna, uscivamo dal cinema intrigati da Peter Greenaway e dai suoi “Racconti del cuscino”, scoprendo quanto le mani fossero capaci di produrre bellezza anche con la scrittura, e come la carta bianca potesse risultare profumata e desiderabile quanto un corpo da scoprire, conquistare, amare. L’incanto era destinato a durare pochissimo, sebbene la calligrafia continui ad affascinare, come forma d’arte e come dimostra la copertina di questo numero del “Foglio della Moda”, nata dalla visione di Katia Bagnoli e Bruno Riva.

“È una composizione di quattro caratteri”, spiega Riva. “Una scritta con caratteri cinesi – kanji – in nero, a inchiostro, che abbiamo associato a un ensō, un cerchio, in rosso. I quattro caratteri significano l’unicità, uno e non due, l’unicità anche nell’insieme (inserti e giornali sono opere collettive, dopotutto, ndr), mentre il cerchio è il simbolo cosmico dell’assoluto quindi la totalità dei fenomeni, il superamento del dualismo: l’unicità nell’insieme, nel tutto, un tutto che può comprendere il vuoto, il nulla”.

Bagnoli, milanese, è traduttrice letteraria (sono sue le versioni italiane di opere di Bret Easton Ellis, Joyce Carol Oates, Jeffrey Eugenides, William Burroughs e molti altri) che, alla fine degli anni Ottanta, si è avvicinata alla calligrafia attraverso viaggi in Asia Orientale. Fa parte della Japan Educational Calligraphy Federation di Tokyo e della Art of Ink International Society, mentre Riva si è formato come scenografo e architetto d’interni ma da più di trent’anni pratica la calligrafia e la sigillografia: le sue performance esaltano la poesia e la sacralità del gesto, come quella che nel 2013 lo vide esprimersi al Piccolo Teatro di Milano su una superficie di sessanta metri quadrati. Sempre nel 2013, Bagnoli e Riva furono i primi artisti occidentali a essere ammessi al Yomiuri, una delle più prestigiose esposizioni calligrafiche del Giappone. Profondamente uniti, si alternano nelle risposte, rispettosi l’uno dell’altro: “Siamo un unico animale a due teste”, scherza Bagnoli e, mentre l’occidente non sa più tenere la penna tra le dita, loro esaltano l’unicità e l’irripetibilità del gesto “Questo dato della contemporaneità che vede abbandonare completamente la scrittura a mano è tristemente vero – osserva Katia Bagnoli – ma la calligrafia occidentale e quella sino-giapponese sono completamente differenti. Ma ad attirare le persone verso il linguaggio visivo della calligrafia asiatica, secondo me, è il suo essere forte, immediata, potente proprio perché ogni tratto è unico e irripetibile, e perché apre uno spazio al bisogno di lentezza e di consapevolezza, di contatto con il corpo, di stare nell’osservazione e nella copia del bello, nella sfida che il calligrafare permette di affrontare con noi stessi, rendendola attraente anche per persone che a mano non scrivono più nemmeno un biglietto di auguri. Un’arte perfettamente in linea con il ritorno al corpo, al tempo sospeso, in cui si abbandona il desiderio di ottenere un prodotto finito, un obiettivo raggiunto, ma si sta nell’andare: è efficace, funziona, al di là dell’estetica zen che piace a tutti da qualche anno a questa parte”.

Sorridono, valutando “l’interesse un po’ superficiale per quello che il Giappone offre in termini di cultura dell’imperfezione, come valore dell’impermanenza, come virtù e come verità che danno spazio e aria a chi è schiacciato e stressato dalla velocità e dal bisogno di produrre. L’arte calligrafica fa sicuramente parte di questo ‘pacchetto Giappone’ e proprio il desiderio di lentezza e di consapevolezza rientra tra gli elementi maggiormente attraenti, sebbene sia difficile individuarne l’origine. Il filone di interesse principale è partito effettivamente dallo zen, ad esempio dalle lezioni di Shunryū Suzuki e di D. T. Suzuki negli Stati Uniti e dall’interesse manifestato dalla beat generation, dagli artisti degli anni Cinquanta, dell’informale e dell’action painting, che hanno portato qui delle forme e delle teorie, ci sono stati degli scambi molto importanti dal punto di vista teorico”.

Un’attrazione che si è sempre peraltro estesa al mondo della moda, producendo dialoghi sublimi: “Nella sua dimensione eterna, possiamo apprezzare come contemporanei frammenti di seta dipinta che risalgono al 200 avanti Cristo, sete Tang in cui i caratteri non erano usati solo come decorazione ma anche per indicare status sociale, vera e propria scrittura parlante indossata e, in Giappone, nel periodo Heian intorno all’anno Mille, dunque nel massimo splendore, i kimono degli aristocratici di corte erano dipinti a mano e interamente calligrafati con poesie waka. In alcuni casi venivano usati come forme astratte, in altri come scrittura perfettamente leggibile. E poi ci sono dei tessuti monastici, dei paramenti con i sutra che indossano i monaci… Quando penso a Kenzo, a Yamamoto, a Issey Miyake, ma anche a John Galliano per Dior o a Karl Lagerfeld, tutti creatori di moda che hanno usato la calligrafia sino-giapponese non come decorazione ma per la sua potenza, per il suo gesto pittorico, penso che la calligrafia sappia attraversare i millenni rimanendo una pratica identica nel tempo: magari con materiali ingegnerizzati, ma resti identica negli scopi. E non solo nello streetwear, come testimoniano le felpe dei ragazzi che riempiono le strade: abbiamo visto sfilate di Valentino, di Armani Privé o della stilista cinese Guo Pei in cui venivano usati i kanji scritti con materiali preziosi. La potenza visiva del tratto e del segno calligrafico dura nei secoli e la moda continua a esprimerla e a declinarla come si faceva tanti secoli fa”.

Il prossimo aprile, i due artisti esporranno a Milano le loro opere con un evento dislocato in più sedi: il 28 e il 29 aprile in due spazi diversi, in Via Plinio nello spazio della ceramista Ekaterina de Andreis, che partecipa alla mostra, e in Via Moscova nello spazio della maison Toma della stilista Cristina Toma, con l’esposizione “Luna di loto” dedicata a Ōtagaki Rengetsu, celebre poetessa, ceramista e calligrafa nata alla fine del Settecento. “Abbiamo deciso di dedicarle questa mostra”, puntualizza Bagnoli, “con sue opere calligrafiche originali che fanno parte della nostra collezione, opere nostre e di altri artisti in suo onore, e ceramiche che Bruno e io abbiamo calligrafato incidendo. Anche questa volta, il consolato giapponese ci ha concesso il suo patrocinio e ha voluto presentare alcune opere nello spazio che dedicano alle esposizioni”. Dice Riva che nel “tratto, quello che rimane di quell’azione è la registrazione di un attimo irripetibile. In calligrafia c’è la pratica della copia, che è fondante anche perché permette di imparare le tecniche, però anche nella copia ogni gesto è unico. È una registrazione di ciò che si è in quel momento, di ciò che si prova e si sente, anche un tremolio o una porta che sbatte finisce in quell’opera. La calligrafia è come un sismografo del cuore”. »
_

Il Foglio Quotidiano, 5 Febbraio 2026, p.8 (inserto “Il Foglio della Moda”)

_________

Fortuna per il nuovo anno cinese

In vista dell’arrivo del nuovo anno, è tradizione in Asia Orientale fare delle calligrafie con parole e frasi di buon auspicio, scrivendo singoli caratteri su fogli quadrati o distici su fogli di formato allungato da esporre in verticale o in orizzontale. In genere si usano carte di colore rosso e il carattere più usato è 福 fortuna.
La calligrafia può servire a scambiare sentimenti ed esprimere idee o speranze ma in quest’occasione
è legata a un’atmosfera festosa, di carattere collettivo. Per rinnovare l’usanza tradizionale di esporre le calligrafie d’auguri del nuovo anno, diversi enti e associazioni cinesi tra cui il China International Cultural Exchange Center, il China Millennium Monument World Art Center, l’Overseas Chinese Calligraphers Association (con il sostegno di: China International Cultural Exchange Center, China International Cultural Exchange Foundation e Global Chinese Painting and Calligraphy Art Fund) hanno elaborato un progetto internazionale a cui siamo stati invitati a partecipare.

 

 

挥春迎瑞气—福到全球千万家
“Festeggia la primavera e dai il benvenuto alla fortuna in tutte le case”.
Mostra internazionale di calligrafie per il nuovo anno 2021.

Organizzata da:
China International Cultural Exchange Center
China Millennium Monument World Art Center
Overseas Chinese Calligraphers Association
Con il supporto di:
China International Cultural Exchange Foundation
Global Chinese Painting and Calligraphy Art Fund.

Per l’occasione hanno realizzato calligrafie, sotto la direzione del maestro Bruno Riva, i calligrafi dell’Associazione culturale shodo.ch della sede di Savosa (CH) e di Milano (Italia) e gli studenti Polydesigner 3D del Centro scolastico per le industrie artistiche di Lugano (CH). Le calligrafie sono state esposte a Lugano il 14 gennaio 2021 presso la Biblioteca del Centro scolastico per le industrie artistiche.

Mostra internazionale a Dunhuang

Il maestro Bruno Riva esporrà una sua opera nella Mostra internazionale di calligrafia per la Commemorazione del 120° anniversario della scoperta delle Scritture buddiste nelle “grotte” di Mogao a Dunhuang (Cina).

La mostra, che consiste in 120 opere di altrettanti calligrafi di fama internazionale, invitati per l’occasione, sarà inaugurata il 1° ottobre 2020 a Dunhuang e in seguito diventerà itinerante.

La commemorazione prevede anche l’organizzazione di un convegno e un forum accademico, che coinvolgerà oltre venti esperti e studiosi a tenere lezioni online e offline sugli argomenti concernenti le grotte e le calligrafie ad esse legate. Sarà un’importante occasione per incrementare gli studi su questo notevole patrimonio e riflettere sull’evoluzione della scrittura nei sette secoli di attività del complesso templare.

Sarà pubblicato un grande catalogo della mostra, di formato 635×965 mm, stampato a colori in 2000 copie.

Le “grotte” in realtà sono un sistema di 492 templi scavati nella roccia durante 700 anni di attività e contengono numerosi affreschi, statue e decorazioni murarie a bassorilievo. Vi sono stati rinvenuti anche più di 60.000 manoscritti a carattere religioso e libri a stampa databili tra il 406 (Sedici Regni十六国 304-439 d.C.) e il 1002 (inizio dinastia Song 宋朝 960-1279), tra cui il celebre Sutra del diamante dell’868, conservato al British Museum, che è il più vecchio testo a stampa datato che si conosca.

La calligrafia di Bruno Riva, eseguita per l’occasione il 24 agosto 2020 su un foglio di formato六尺整張 180×97 cm, consiste nel testo completo del Sutra del cuore 般若波羅蜜多心經.

Sutra del cuore. Calligrafia di Bruno Riva, 2020.

 

紀念敦煌莫高窟藏經洞發現120周年
國際書法邀請展邀請函

尊敬的Bruno Riva先生:

今年是敦煌藏經洞發現120周年。120年前,被意外發現的6萬件敦煌遺書,成為與明清檔案、漢晉木簡、殷墟甲骨齊名的20世紀四大考古發現之一。敦煌寫卷始於十六國,擴于北朝,盛于隋唐,終於五代宋初,內容涉及敦煌社會生活的方方面面,是一部名副其實的敦煌七百年的“百科全書”,是跨越東西方文化的珍貴遺產,“敦煌學”應運而生,並成為一門世界性顯學,它深刻影響了20世紀中國乃至世界100年的文化格局。“敦煌學”研究領域廣泛,研究成果豐厚,有賴於寫卷所承載的獨特的歷史文化資訊,如果沒有寫卷的存在,敦煌學研究將無從談起。

從書法藝術的角度審視,魏晉南北朝時期,正是書體由隸向楷演變、過渡並逐漸走向成熟的重要時期,寫卷的被發現,還原了漢隸蛻變為唐楷的真實過程。在這兩三百年的漸變過程中,書法風貌異彩紛呈。同時,大量的唐楷和小草寫卷,其行走姿態異趣橫生。林林總總,成為書法藝術研究的不竭源泉。因此,重新構建“敦煌書法學”,系統研究敦煌書法藝術,是時代賦予我們這代人的使命和職責。

值此藏經洞發現120周年之際,敦煌市委、市政府精心籌辦

“紀念藏經洞發現120周年——國際書法邀請展”,首展敦煌,巡展全國,並以此為契機,構建新的“藏經洞”,意在繼接原藏經洞文脈,謀劃未來100年的書法內容,是對敦煌優秀傳統文化創造性轉化和創新性發展的一次積極實踐,具有承前啟後、繼往開來的深遠意義。開展這項活動,另一目的,打造一個敦煌全新的旅遊景區,勢必為敦煌經濟的繁榮發展帶來新的機遇,增添新的活力。因您的藝術成就,特邀請您參加此展覽,具體方案如下:

1. 總顧問:
沈 鵬
4. 展覽方式及展覽時間及地點:
(1) 展覽以線上和線下兩種方式同步進行。
(二)展覽時間:2020年10月1日
(三)展覽地點:敦煌市美術館
五. 作品徵集:
(一)邀請藝術家範圍:邀請120名國內外書法名家參展。
(二)參展作品要求:每人書寫作品一件;書寫內容健康向上,以敦煌詩詞、經文為主,古典詩詞詩文均可;以豎式為主,不超過六尺整張(180㎝ × 97㎝ 以内);作品書體不限,提倡敦煌寫經體。

六. 主題講座
(一)邀請20名專家學者線上進行主題講座。
(二)參展人員線上講述創作心得。
(三)線下舉辦3場講座和1場大型學術論壇。

七. 作品集出版
編輯出版《紀念敦煌莫高窟藏經洞發現120周年國際書法邀請展作品集》1部,開本:635mm×965mm,國際8開,四色精印,精裝,印數2000冊,於展覽開幕式當天首發。

八. 展覽宣傳
邀請新華社/網、中新社、人民日報、人民日報海外版、中國日報China Daily、光明日報、中國文化報、中國美術報、美術報、《中華書畫家》雜誌、《美術》雜誌、《美術觀察》雜誌、雅昌藝術網、藝術中國、騰訊文化、網易,中央數位電視·書畫頻道、中央數位電視·國學頻道、甘肅時報、甘肅電視臺、每日甘肅網、酒泉時報、敦煌融媒體中心等新聞媒體對展覽進行全面報導。

紀念敦煌莫高窟藏經洞發現120周年
國際書法邀請展組委會
2020年8月1日

Seminario calligrafico di fine agosto

Associazione culturale shodo.it
Anno calligrafico 2019-2020

Ci sono ancora alcuni posti liberi per il

Seminario
di calligrafia su medi e grandi formati

tenuto da Bruno Riva, maestro pre 7° dan Japan Educational Calligraphy Federation di Tōkyō,
presso il dōjō Rasen, Spazio Budo Zen
via Pianell 21 – 20125 Milano (M5 Ca’ Granda, tram 7 e 31, autobus 86)
Sabato 31 agosto e domenica 1° settembre 2019,
dalle ore 10:30 alle 18:00.

Seminario aperto ad allievi principianti e avanzati di calligrafia su medi e grandi formati, in prevalenza hansetsu verticale (35×138 cm) e zenshi verticale (70×138 cm).

Per informazioni e iscrizioni scrivere a:
katia@shodo.it

La scrittura su formati di medie e grandi dimensioni pone il calligrafo di fronte a una diversa relazione con il supporto e con gli altri mezzi esecutivi rispetto a quanto avviene con la scrittura su piccoli formati.
L’azione si sviluppa tramite movimenti più ampi che chiedono un coinvolgimento del corpo non riscontrabile nella pratica su piccoli formati, o piuttosto, non facilmente percepibile. Generalmente si tende a presupporre che l’azione su grande formato debba seguire delle regole univoche ma questa è una visione astratta, che non può avere veri riscontri nella realtà. Ogni calligrafo, seguendo le proprie specifiche caratteristiche fisiche deve trovare le modalità più adeguate e coerenti per sviluppare una propria azione calligrafica, sempre nel rispetto delle corrette tecniche di scrittura.
Il seminario sarà quindi una buona occasione per cercare le modalità esecutive più adatte a ciascuno per ottenere la migliore mobilità, scioltezza d’azione, controllo dello spazio, ecc.
La calligrafia su grande formato, in un seminario collettivo, chiede anche una particolare attenzione all’organizzazione del lavoro per evitare un eccessivo consumo di carta e inchiostro, il mantenimento della pulizia del panno di supporto, la scelta immediata delle opere da conservare e il loro temporaneo posizionamento in un spazio che deve essere condiviso nel reciproco rispetto.
Il seminario sarà la migliore occasione per iniziare a progettare le calligrafie da inviare alla ventiquattresima Mostra internazionale di arte e cultura calligrafica di Seoul e alla quindicesima Coppa Yanyuan organizzata dalla Beida, l’Università di Beijing. Le opere da realizzare per queste occasioni potranno avere un formato massimo di 35×138 cm (verticale).

Chi è già iscritto ai corsi di shodo.it (questo non vale per chi partecipa per la prima volta) deve portare il proprio telo personale per coprire il tavolo e anche un telo per lavorare a terra, così da non sporcare i teli che avremo messo come copertura di base del pavimento del dōjō. Li dovremo riutilizzare negli incontri futuri. Questo vale anche per l’attrezzatura
personale (pennelli, fogli piccoli, ecc.).