Aida Mitsuo

相田 みつを  (相田 光男 1924 – 1991)

Aida Mitsuo, poeta e calligrafo giapponese, è una delle figure più note del panorama artistico del secondo dopoguerra del Novecento. Sebbene abbia vissuto l’epoca delle avanguardie, è difficile far aderire la sua produzione artistica esclusivamente e interamente a questa categoria in quanto molti aspetti del suo operato lo collocano, seppur da laico, nel solco della tradizione bokuseki  墨跡 (tracce d’inchiostro).

Influenzato dal buddhismo Zen 禅, ha creato opere che si distinguono per la ricerca di un’originale coerenza espressiva nel dar forma ai temi dei suoi testi, legando strettamente poesia e calligrafia.

Il suo linguaggio è semplice, scorrevole, anche colloquiale, basato su una forma comunicativa che favorisce una lettura immediata. Molte sue opere contengono o consistono in aforismi e brevi frasi di facile comprensione e risonanza che vogliono stimolare la riflessione come la celebre locuzione “Ima koko”  いまここ  “Qui e ora” (hic et nunc) e i seguenti aforismi:
” I grandi sogni hanno radici profonde ” 夢はでっかく根はふかく Yume wa dekkaku ne wa fukaku;
“Un sogno che non esiste non si realizzerà. Quindi, prima di tutto bisogna avere un sogno”  もたない夢は実現しない。だから,まず夢を持つことが大事だ “Motanai yume wa jitsugen shinai. Dakara, mazu yume o motsu koto ga daijida“.

 

Molti suoi aforismi sono diventati celebri; uno è stato ad esempio usato dall’ex primo ministro giapponese Noda Yoshihiko 野田 佳彦 (nato nel 1957), membro del Partito Democratico, che in un discorso preelettorale del 2011, citò Mitsuo dicendo: “Il cobite, non deve imitare il pesce rosso”. Questa sorta di ammonimento creò una certa confusione sul significato attribuitogli da Noda, ma ne testimoniò l’apprezzamento per l’opera dell’artista.

Nella sua poesia, che esprime sempre sentimenti positivi, si trovano anche numerosi riferimenti autobiografici, relativi alle difficoltà affrontate negli anni giovanili, funestati da lutti famigliari.

Nell’esecuzione calligrafica i testi sono scritti con un ampio uso di kana 仮名 i (caratteri sillabici giapponesi), accompagnati da un numero contenuto di kanji  漢字 i (caratteri di origine cinese), come se fossero espressamente rivolti a bambini o a persone che hanno ricevuto un’istruzione molto limitata. Lo stile di scrittura è il più lontano possibile da ogni raffinatezza, intesa come riferimento ai modelli classici o convenzionali e i caratteri sembrano scritti in modo spontaneo, senza alcuna preoccupazione per la forma. Non sono mai presenti gli hentaigana 変体仮名, i caratteri considerati alternativi alla serie hiragana in seguito alla riforma della scrittura. Anche le composizioni sono semplici, il testo procede per colonne verticali, da destra a sinistra in modo tradizionale ma senza rispettare rigorosi allineamenti e dando vita frequentemente a forme abbastanza irregolari, ovali, a nuvoletta.

Aida Mitsuo

Biografia artistica

Aida Mitsuo nasce ad Ashikaga 足利市, nella prefettura di Tochigi 栃木県, nel 1924. Fin da piccolo mostra interesse per la calligrafia e la poesia tanka 短歌, la “poesia breve”.

Frequenta la scuola superiore ad Ashikaga nella prefettura di Tochigi. Dopo la laurea continua a studiare poesia con Yamashita Mutsu 山下陸奥 (1895-1967) e dal 1943 calligrafia con Iwasawa Keiseki 岩澤渓石. Un anno prima era entrato in contatto con Takei Tetsuo 武井哲応, del tempio Kofukuji della scuola Sōtō 曹洞宗 Zen 禅, che divenne suo mentore.

La sua formazione calligrafica è in linea con le tendenze dell’epoca, come testimonia una delle opere di maggior impegno della sua fase finale di studio, del 1947, che consiste in un grande rinsho 臨書, una copia calligrafica della Stele di Zheng Wengong 鄭文公碑 Zhèng Wéngōng bēi (anche Stele di Zheng Xi 郑羲碑). Si tratta di una stele incisa nel 511, il 4° anno di Yongping dell’imperatore Xuanwu, nel caratteristico ed energico stile dei Wei del nord 北魏 della scrittura normale 楷書 kaisho. La stele conta 51 colonne di scrittura da 23-29 caratteri l’una e il giovane Mitsuo ne esegue la copia del testo completo, di 1260 caratteri, distribuiti su 6 fogli in composizioni regolari di sei colonne da 35 caratteri l’una.

Aida Mitsuo, rinsho della Stele di Zheng Wengong (1947)

Nel 1953, Mitsuo si laurea al Kanto Junior College 関東短期大学, un’università privata a Tatebayashi 館林市, nella prefettura di Gunma 群馬県.

Dopo la guerra, trovandosi in un mondo in rapido cambiamento, ritiene che stia finendo l’era dei kanji in favore dell’hiragana, e inizia a dar sempre più spazio all’impiego dei caratteri sillabici, cosa che fa, coerentemente, anche con il proprio nome d’arte che da 光男 si riduce a みつを “Mitsuo”.

Nel 1954 sposa Hiraga Chie 平賀千江.

Una sua calligrafia viene ammessa per la prima volta alla mostra del concorso calligrafico annuale Mainichi 毎日書道展 e organizza la sua prima mostra personale di calligrafia, ad Ashikaga, intitolata “Le mie parole – La mia calligrafia”. Anche nei sei anni seguenti le sue opere saranno selezionate alla mostra del concorso Mainichi 毎日書道展.

Nuvola rossa (robbia) 茜雲 Akanegumo, opera dalla prima mostra personale di Mitsuo

Nel 1955 studia la tecnica batik ろうけつ染め (Rōketsuzome) e la applica a diversi progetti di design ad uso commerciale come segnalibri, carta da regalo e tessuti stampati (noren 暖簾, furokishi 風呂敷), attività che gli servirà in seguito per guadagnarsi da vivere.

Nelle immagini seguenti, diversi progetti grafici di Mitsuo per carte decorate, sacchetti per ditte commerciali e creazioni batik.

Le origini del suo caratteristico stile di scrittura e delle sue impostazioni compositive sono già evidenti nelle opere degli anni Cinquanta, ed è interessante che si relazionino all’uso della tecnica batik e al design. Senza dubbio questa tecnica ha caratteristiche esecuive che si sintonizzano con la direzione evolutiva che prende il suo originale stile di scrittura, non è rivolto ad eruditi ed esperti ma a chiunque possa leggere la scrittura sillabica e i kanji 漢字 di maggior diffusione.

Questi progetti permettono a Mitsuo di associare l’uso del colore, la rappresentazione figurativa e la creazione di uno spazio virtuale alla calligrafia, con esiti moderni, che sviluppano in modo originale le ricerche presenti in antiche opere in kana su carte decorate e colorate. Non è neppure da dimenticare il riferimento al modulo tradizionale dell’opera “completa” che coniuga poesia (in molti casi da recitare/cantare con accompagnamento musicale), pittura e calligrafia nell’ambito dell’arte dei letterati, anche se certamente è improbabile che ci sia un collegamento diretto.

Dal 1959, Mitsuo organizza quasi ogni anno una mostra personale di calligrafie.

Anche se Mitsuo è principalmente noto per le calligrafie delle sue poesie, non ha mancato di produrre opere di carattere libero, che dialogano da vicino con quelle dei calligrafi dell’avanguardia coeva e si caratterizzano per una gestualità vivace e originale nell’interpretazione dei caratteri di scrittura.

Abbracciare 抱, 1961
Buddha 佛, 1963
Fiore 華

La sua ricerca non ha neppure trascurato la sperimentazione di inchiostri diluiti, come in questa esecuzione del carattere 不.

 

Un’emblematica riflessione di Mitsuo, rivolta al figlio Kazuto, può aiutarci a capire uno degli elementi fondanti della sua poetica: “Anche se sei affascinato da un haiku o da un tanka composto da un importante poeta e lo scrivi, i pensieri dell’autore e la tua interpretazione non possono coincidere. È per questo che tuo padre scrive solo le sue parole; no, non importa quanto semplici esse possano essere, sono sincere, non contengono bugie” (libera citazione dell’autore).

Quest’opera della metà degli anni Cinquanta (tratta da いまからここから Ima kara koko kara, p.8-9) mostra già una scrittura molto libera ma che rivela ancora un legame con l’insegnamento calligrafico della scrittura kana, soprattutto nell’impiego della modulazione degli spessori dei tratti.

Se osserviamo la sua produzione calligrafica (con rarissime eccezioni), possiamo constatare che tutti i testi sono di sua creazione, rispettando il principio che il poeta deve dare una forma calligrafica, visiva, alle proprie composizioni e il calligrafo deve poter esprimere con le proprie mani dei pensieri, che gli appartengono intimamente.

Se si considera questa aspirazione a registrare la più diretta testimonianza della propria personalità, il pensiero non può non andare anche a un’altra artista, monaca, figura anomala della tradizione bokuseki quale Ōtagaki Rengetsu 太田垣 蓮月 (1791 – 1875), che ha vissuto calligrafando le proprie poesie.

いのちいっぱいじぶんの花を Inochi ippai jibun no hana wo
生きていてよかった Ikite ite yokatta, tratta da いまからここから Ima kara koko kara
自分の番 Jibun no ban, tratta da にんげんだもの Ningen da mono, p.69

無心 Mushin; originale scelta di riferimenti per rappresentare il concetto di “non mente” (tratta da いのちいっぱい Inochi ippai, p.84). Interessanti il gioco di scala dimensionale delle due frasi e la variazione di scrittura del carattere 無 mu, che non si ripete nella scrittura di 心 shin (cuore/mente) o del sillabico な.

弱きもの人間 Yowaki mono ningen, tratta da にんげんだもの Ningen da mono, p.7
意識したものは Ishiki shita mono wa, tratta da にんげんだもの Ningen da mono, p.16
一首 生きるための Ichi kubi (isshu) Ikiru tameno, tratta da いのちいっぱい Inochi ippai, p.84

In questa calligrafia su tessuto degli anni Ottanta, che sfrutta a fini espressivi le sbavature d’inchiostro, Mitsuo dedica una rinnovata attenzione ad alcuni aspetti tecnici di scrittura che aveva trascurato per anni, come le uscite appuntite e a uncino e l’esecuzione più articolata di alcune uscite dei tratti e cambi di direzione.

È interessante che questo Sutra del cuore 般若心経 Hannya shingyō, eseguito da Mitsuo nel 1980, sia perfettamente rispettoso dello stile di scrittura canonico, nonostante non manchino esemplari dello stesso testo religioso nelle più svariate forme di scrittura e stili.

Un’altra importante regola che Mitsuo seguiva, concerne l’uso della carta; quando scriveva non usava la carta da esercizio, di bassa qualità, ma impiegava carta di buona produzione anche ai tempi in cui economicamente faticava a permettersela. Questo non gli impediva di produrre pile di calligrafie scartate ma almeno era sicuro che al momento giusto, avrebbe potuto dar vita a un’opera di qualità, cosa che non sarebbe stata possibile con carta scadente.

 

Nel 1984 ottiene notorietà in ambito nazionale con la raccolta di poesie Ningen da mono にんげんだもの (Perché sono umano), di cui viene venduto oltre un milione di copie.

Tra le sue altre opere più note vi sono:
Okagesan おかげさん (Il nostro debito verso gli altri, 1987),
Inochi ippai いのちいっぱい (Vivere una vita piena, 1991).

È interessante il libro Inochi no baton いのちのバトン (Il bastone della vita, 1998) che presenta sue poesie commentate da Tachihara Erika 立原えりか, ancora in commercio in edizione tascabile.

Mitsuo muore ad Ashikaga, Tochigi, in seguito a un’emorragia cerebrale, nel 1991.

 

 

Mitsuo Aida Museum

A Tokyo si trova il Mitsuo Aida Museum, un ente privato dedicato alle sue opere, aperto nel 1996 in una prima sede a Ginza 銀座 e nel 2003 trasferito in una nuova sede vicino alla stazione di Yūrakuchō 有楽町駅, all’interno del centro espositivo polivalente Tōkyō International Forum東京国際フォーラム. Il museo è diretto da Aida Kazuto 相田一人, figlio maggiore di Mitsuo.

La collezione conta oltre 600 opere di Mitsuo, esposte a rotazione, e la fondazione annualmente organizza seminari che ne promuovono l’apprezzamento. 

L’indirizzo del Mitsuo Aida Museum è:

Tōkyō International Forum
東京国際フォーラム
5-1 Marunouchi 3 – chome,
Chiyoda-ku, Tokyo 1000-0005 B1

 

http://www.mitsuo.co.jp/

 

 

 

 

 

Bibliografia e sitografia

Aida, Mitsuo 相田みつを
いまからここから
Ima kara koko kara (Da qui e da ora),
110 pagine – 21×20 cm
Tokyo, Mitsuo Aida Museum, 2003
ISBN 4-478-70278-0

Aida, Mitsuo 相田みつを
いのちいっぱい
Inochi ippai (Vivere una vita piena)
119 pagine – 21×20 cm
Tokyo, Mitsuo Aida Museum, 2003 (rist. 2014)
ISBN 4-478-70276-4

Aida, Mitsuo 相田みつを
にんげんだもの
Ningen da mono (Perché sono umano)
87 pagine – 21×20 cm
Tokyo, Mitsuo Aida Museum, Ruki Matsumoto, 1984 (rist. 2015)
ISBN 978-4-579-50042-0

Aida, Mitsuo 相田みつを
いのちのバトン
Inochi no baton (Il bastone della vita)
Poesie di Aida Mitsuo commentate da Tachihara Erika 立原えりか.
128 pagine – 10,5×15 cm
Tokyo, Mitsuo Aida Museum, Erika Tachihara, 2005
ISBN 4-04-344807-4

Aida, Mitsuo 相田みつを
生きていてよかった
Ikiteite yokatta
192 pagine – 10,5×15 cm
Tokyo, Mitsuo Aida Museum, 1998
ISBN 4-04-344805-8

Aida, Mitsuo 相田みつを
いちずに一本道 いちずに一ツ事
Ichizuni ippon michi ichizuni hitotsu koto
224 pagine – 10,5×15 cm
Tokyo, Mitsuo Aida Museum, 1992
ISBN 4-04-344801-5

Molti altri siti e blog pubblicano informazioni biografiche su Mitsuo ma quasi tutti si riferiscono alle pagine di Wikipedia e del Mitsuo Aida Museum.
In alcuni siti in lingua inglese sono pubblicate e commentate sue poesie che purtroppo non sono accompagnate dal testo originale giapponese.

Bruno Riva 
© 2021 shodo.it

 


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