Shodō e Bonsai

Molti aspetti accomunano l’arte del bonsai alla calligrafia, sia in quanto pratica che favorisce uno sviluppo individuale (ma anche collettivo), sia sotto il profilo estetico. Ci limiteremo qui a una breve serie di considerazioni.

Secondo la tradizione la scrittura cinese è strettamente legata al mondo naturale, da cui avrebbe avuto origine. Al di là delle leggende sulla sua genesi, si può considerare che la scrittura abbia alla propria base la formula principale della filosofia cinese, che può essere individuata nell’armonia tra il Cielo e l’Uomo: 天 人合一 (in cinese Tian ren he yi).

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Sia che la si consideri in senso confuciano come uno strumento (arte) di educazione morale che armonizzi l’Uomo al Cielo, sia che la si intenda in senso taoista come una pratica che esprime la relazione tra Uomo e Natura, la calligrafia cinese si caratterizza come un mezzo che permette di rivelare la “struttura cosmologica nascosta degli esseri e delle case”. I suoi innumerevoli caratteri, dotati ciascuno di una forma evocativa e di un preciso significato, scaturiti direttamente dalla natura e dall’universo cosmico”, concorrono nell’opera calligrafica a rivelare la complessità dell’universo e dell’uomo in esso contenuto.

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Impugnando il pennello intinto d’inchiostro il calligrafo deve ben conoscere gli elementi a sua disposizione e deve “osservare” se stesso. Deve conoscere la tecnica (uso del pennello, della carta e dell’inchiostro), la struttura dei caratteri ma deve anche essere in grado di “captare lo slancio”. Dalla sintesi di queste conoscenze, competenze e atteggiamento scaturisce un processo che pone in comunicazione le istanze superiori del proprio essere con la Natura.

Questa breve premessa potrebbe riferirsi concettualmente anche all’arte del bonsai.

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Nell’ambito strettamente tecnico ed estetico alcuni dei punti in comune tra calligrafia e bonsai riguardano prevalentemente i due seguenti ambiti.

la composizione “vuoto-pieno” ottenuta per sintesi, intervalli/spazi ma, aida(in giapponese ma), ritmi, linee di diversi spessori, cambiamenti direzionali, “movimento”, ecc. Se essa è un insieme, è ovviamente composta da singoli elementi e dettagli che devono contribuire in modo coordinato a fornire coerenza al tutto, da qualunque angolo visivo o distanza la si osservi.

la potenzialità evocativa della “materia prima” che può rinviare ad ambientazioni naturali e descrizioni paesaggistiche, ma anche a concetti filosofici tramite riferimenti ad episodi o a personaggi del passato o per mezzo di abbinamenti formali e simbologie.

Solo in seguito all’intervento del bonsaista e del calligrafo una pianta e una parola subiscono la metamorfosi che le trasforma in un bonsai e in una calligrafia. L’intenzione che sta alla base di ognuna di queste creazioni è composta da un complesso insieme di elementi che appartengono intimamente al loro artefice e ne esprimono la personalità.

Per concludere, dopo aver superato gli ostacoli dell’apprendimento tecnico e aver acquisito le necessarie conoscenze teoriche ciascuno deve trovare una propria via, basata su modalità espressive coerenti con il proprio essere, con il proprio temperamento. In questo modo “lavorare” su una pianta o su un testo sarà come lavorare su se stessi.

Per entrare nel concreto, nell’ambito operativo, l’utilizzo delle calligrafie nelle presentazioni di bonsai può avvenire in vari modi, tenendo presenti alcuni semplici principi e caratteristiche:
il significato del testo,
la forma di scrittura,
lo stile di scrittura dell’autore.

Per quanto riguarda il significato, una scritta può caratterizzarsi in vario modo, anche in relazione al numero di caratteri che la compongono.

Le calligrafie di uno o due caratteri rinviano generalmente a concetti religioso-filosofici o estetici, come ad esempio:
makotomakoto (sincerità)
shibumishibumi (sobrietà)
wabi,sabi wabi, sabi
yume yume (sogno)
ei ei (eternità)
sei sei (puro, pulito)
michi, dōmichi, dō (la via)
anshinanshin (pace interiore)
mujōmujō (impermanenza).

 

Possono però anche riguardare elementi o condizioni “naturali”, come:
seifūseifū (brezza rinfrescante)
mochizuki mochizuki (luna piena)
kosame kosame (pioggia sottile)
hanahana (fiore)
hana, ka, kehana (petalo, fiore, splendore).

 

Testi più lunghi, generalmente consistenti in versi di 3, 4, 5 e 7 caratteri sono maggiormente indicati per rievocare situazioni, paesaggi, episodi storici, letterari o mitologici.

Accanto agli estratti dai classici letterari e filosofici cinesi, una gran parte di queste scritte consiste in citazioni di passi tratti dalla grande tradizione poetica cinese d’epoca Tang a cui è attribuita una considerevole attenzione anche in Giappone.

Per quanto riguarda la tradizione poetica autoctona giapponese waka, ci si può riferire alle forme poetiche sviluppatesi nel tempo, culminate nel XVII secolo nella diffusione degli haiku ohaikai.

Basate su una ripetizione alternata di versi di 5 e 7 sillabe (nel caso degli haiku 5-7-5 sillabe) queste forme poetiche vengono espresse in calligrafia per mezzo dei sillabari kana e in particolare dell’hiragana , completati con caratteri cinesi kanji in una forma di scrittura molto elegante e leggera derivata dal corsivo.

 

I temi sviluppati in queste composizioni possono variare molto secondo le epoche e rivolgersi ancora a episodi storici, ma in prevalenza si caratterizzano per una forte vena introspettiva che pone il poeta in relazione ai sentimenti derivati dal suo essere soggetto sociale (amore, amicizia, ecc.) o dalla meditazione sull’essenza stessa dell’uomo (di carattere religioso o panico, come conseguenza della contemplazione della natura).

Se non si conoscono le convenzioni della produzione poetica giapponese (che pervadono l’intero contesto delle culture nipponica e cinese) questi temi risultano generalmente “nascosti” dall’uso di termini dal valore simbolico che, nel caso dell’ambito “naturale” sono definiti kigo kigo(termini di stagione).

Riferendosi a una determinata stagione, la presenza di un kigo consente di contestualizzare un testo senza farlo esplicitamente; eccone alcuni esempi:


Estate
 
aogaeru aogaeru

 

ranocchia verde
asagao asagao campanella
yanagi yanagi salice piangente
semi semi cicala
hasu no hana fiore di ninfea (loto)

Autunno

 

 
akisamushi akisamushi primi freddi
ominaeshi ominaeshi patrinia scabiosaefolia
(specie di valerianacea)
goi goi airone
budō budō uva
kaki kaki cachi

Inverno

 

 
ochiba ochiba foglie cadute
yuki yuki neve
kan, samui kan freddo
hatsuyume hatsuyume primo sogno del nuovo anno

Primavera

 

 
sakura sakura ciliegio in fiore
hina hina bambola di Hinamatsuri
tsubaki hana tsubaki hana f iori di camelia
tanpopo tanpopo soffione, dente di leone
tako tako aquilone

 


Sulla base di questi schematici elementi si può intuire quali possano essere gli elementi da considerare per abbinare in modo adeguato un testo calligrafico a un bonsai.

A prima vista il creatore di quest’ultimo, una volta individuato un “carattere” o un tema che contraddistingua la propria opera o l’occasione che sta alla base dell’esposizione, non dovrà far altro che cercare un testo che sia in sintonia con esso.

La ricerca però non potrà limitarsi al contenuto del testo della calligrafia perché l’impatto visivo di un’opera calligrafica è prevalentemente determinato da altri fattori, che solo parzialmente sono influenzati dal significato del testo: la forma di scrittura e lo stile personale del calligrafo.

testo di Bruno Riva

 

Scarica un articolo di Edoardo Rossi

Per gentile concessione dell’editore www.crespibonsai.it


Altri link per approfondimenti sul tema dei bonsai si trovano nel sito di Nicola Crivelli http://kitorabonsai.wordpress.com

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