Mani di donna

Gyokuran, Rengetsu e altre impronte.
Mani di donna nella calligrafia giapponese

 

Se si scorrono gli elenchi dei maggiori calligrafi della storia giapponese la presenza femminile può sembrare poco rilevante, anche se fonti risalenti al periodo Heian 平安 (794-1185), definiscono l’hiragana 平仮名, la scrittura sillabica su cui si fonda la parte più tipicamente giapponese dell’arte calligrafica, come Onna-de 女手 (per mano di donna) per differenziarla da quella in kanji 漢字 denominata Otoko-de 男手 (per mano d’uomo). Questa netta contrapposizione non è però corretta, basti pensare alla vasta presenza, sin dal periodo Heian, di eccellenti calligrafi maschi nel novero di coloro che ancor oggi vengono considerati i maggiori modelli da studiare per apprendere quest’arte.
È indubitabile che la calligrafia in kana abbia sempre riscosso il maggior interesse da parte delle donne e va considerato che sin dalla loro creazione i caratteri sillabici hiragana erano la sola forma di scrittura consentita mentre l’uso dei kanji costituiva una prerogativa tutta maschile.
Le prime opere letterarie femminili si caratterizzarono quindi come le più rappresentative della vera tradizione giapponese: il massimo esempio è il celebre Genji Monogatari 源氏物語 (Storia di Genji) di Murasaki Shikibu 紫式部 (973 circa – 1014 circa o 1025) che viene comunemente considerato il primo romanzo moderno. Questa bipartizione basata sul genere col tempo si è attenuata e l’uso dei kanji è diventato libero ma ancora oggi la calligrafia in kana rimane molto affine alle preferenze femminili.

Qui presentiamo due figure di donne calligrafe, Tokuyama Gyokuran e Ōtagaki Rengetsu, che in epoca Edo hanno saputo coltivare più arti e riunirle, fondendole nelle loro originali creazioni. Entrambe, anche se in tempi e con modalità diverse hanno ruotato intorno al mondo della scuola dei letterati 文人 di Kyōto, l’antica capitale, e collaborato con importanti artisti in uno scambio e confronto di esperienze che non ha impedito loro di sviluppare un’autonomia creativa e un originale, caratteristico stile espressivo.

 

Tokuyama Gyokuran / Ike Gyokuran 池玉瀾 (1727–1784)

Figlia di un servitore shogunale di nome Tokuyama, che dovette trasferirsi a Edo, fu cresciuta dalla madre Yuri 百合 (1694-1764). Sia la madre sia la nonna Kajiko 梶子, erano note poetesse; proprio nell’anno della sua nascita venne pubblicata una raccolta di poesie della madre intitolata Sayuriba 佐遊李葉 (Foglie di giovane giglio). Pittrice, calligrafa e poetessa; nella sua vita fu principalmente famosa a Kyōto 京都 ma in seguito la sua notorietà si diffuse in tutto il paese, collocandola in una posizione di assoluto prestigio tra le artiste giapponesi di tutti i tempi. Nel 1895 fu inclusa nel novero delle donne più rappresentative del periodo Edo 江戸 (1603-1868).

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La sua figura è presente con un ritratto immaginario nella raccolta Retsujo hyakunin isshu  列女百人一首 (Cento poesie di donne importanti/di rango) pubblicata nel 1847, illustrata da Katsushika Hokusai 葛飾北斎 e Utagawa Kunisada 歌川国貞 (Toyokuni III).
Il suo nome di nascita è Machi 町 ma è nota col nome d’arte Gyokuran 玉瀾  (Onde di giada), che le venne probabilmente assegnato dal suo primo maestro di pittura Yanagisawa Kien 柳沢淇園 (1707–1758).

Nel 1746 sposò l’artista, pittore e calligrafo, Ike no Taiga 池大雅 (1723-1776), con cui approfondì gli studi pittorici; in seguito venne chiamata in prevalenza Ike Gyokuran.

Come il marito Taiga, apprese lo stile di pittura della scuola Nanga 南画 (Pittura meridionale, 南宗画 in cinese Nánzōnghuà, in giapponese Nanshūga), la pittura dei letterati 文人 (Wénrén in cinese e Bunjin in giapponese), che all’epoca in Cina si contrapponeva alla corrente maggiormente accademica prevalente nel nord del paese. Insieme ad altri artisti, Gyokuran contribuì a elaborare una versione giapponese di questo stile pittorico.
Nella sua carriera eseguì opere su porte scorrevoli (fusuma  襖), ventagli (sensu 扇子), paraventi (byōbu 屏風), rotoli verticali da appendere (kakemono  掛物) o rotoli da svolgere in orizzontale (emakimono 絵巻物). In molti casi produsse dipinti di piccole scene accompagnati da calligrafie di proprie poesie o di altri autori tra cui quelle della madre.
Col marito occupò un piccolo atelier accanto al Santuario Yasaka 八坂神社 (Yasaka jinja, anche definito Santuario di Gion 祇園社) e nella loro carriera la coppia frequentò importanti artisti come il poeta e pittore Yosa Buson 与謝蕪村 (1716-1784) e il monaco zen Hakuin Ekaku 白隠慧鶴 (1686-1769) che ospitarono per un breve periodo nel 1752.
Alcune delle opere di Gyokuran hanno ottenuto la designazione di Tesoro nazionale giapponese.

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Ventaglio con dipinto di orchidee e poesia di Gyokuran
(Cat.98 – Fischer, F. – P.M.A.)

Guarderò senza stancarmene
la fila di fiori
bagnati di rugiada.
Il loro colore e il loro profumo diventano più intensi
in autunno lungo la recinzione di canne.
Akasu mimu
Sakisou kusa no
Tsuyu nagara
Iroka mo fukaki
Aki no magaki wa

あか(可)す
み(三)む
咲そふ
草の(濃)
露な(奈)が(可)ら
色香も
ふかき
秋の
まが
き(喜)は(八)

Le orchidee sono rappresentate con tratti di pennello semplici e scorrevoli che alternati agli steli e ai fiori rossi danno vita a una piacevole e ritmata compositione. Il testo poetico, i cui caratteri kana sono distribuiti su una decina di brevi colonne, fluttua tra gli elementi vegetali. Nella calligrafia la presenza di kanji 漢字 e di kana alternativi 変体仮名 (hentaigana) è piuttosto importante.

 

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Dipinto di orchidee di Gyokuran e sua calligrafia di una poesia di Yuri
(Cat.103 Fischer, F. P.M.A.)

Brezze invitanti
dall’orchidea fragrante
sui monti lontani.
Paragonata agli altri fiori,
nessuna è come te.
Kaze sasofu
Yamamoto chikaku
Niou ran
Nobana soraerukoto
Kusa mo nashi

風さそふ
山もと(東)
近く(久)
匂ふ
ら(羅)ん
の(能)
は(者)な(那)
そらへる(類)
こと
草も(毛)
な(那)し

 

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Ventaglio con dipinto di bambù in un giorno ventoso e poesia di Gyokuran
(Cat.109 Fischer, F.P.M.A.)

Ti sono sinceramente
amico
per migliaia d’anni.
I miei colori sono immutati:
il bambù del tuo cortile.
Sunao naru
Tomo to mitoriya
Chiyo kakete
Iro mo kawaranu
Yado no kuretake

すなを
な(那)る(類)
友とみ
とりや
ちよか(可)けて(天)
色も
かは(八)らぬ(怒)
やとの
くれ竹

 

Ōtagaki Rengetsu 太田垣 蓮月 (1791-1875)

Poetessa, calligrafa, ceramista e pittrice, nacque a Kyōto nella primavera del 1791.
Poco dopo la nascita venne adottata da Ōtagaki Mitsuhisa che lavorava presso il Chion-in 知恩院, un importante tempio della Jōdo-shū浄土宗, scuola buddhista della Terra Pura.
A circa otto anni fu mandata a servizio nel castello di Kameoka 亀岡 nella provincia di Tanba丹波, dove studiò poesia, calligrafia e arti marziali. Ritornò a Kyōto dopo una decina d’anni e andò in sposa al giovane samurai Mochihisa. I loro tre figli non sopravvissero alla prima infanzia, e nel 1815 anche il marito morì. Nel 1819 si risposò, ma dopo quattro anni rimase di nuovo vedova. La perdita dei due mariti e dei figli la spinse a prendere i voti, assumendo il nome di Rengetsu蓮月 (luna di loto). Nel 1832, dopo la morte del padre cominciò a mantenersi da sola producendo e vendendo ceramiche sulle quali incideva le proprie poesie. Queste delicate creazioni ceramiche abbellite dai suoi versi straordinari sia per il contenuto e la forma sia nell’esecuzione calligrafica, rappresentano una combinazione perfetta.
Le sue opere erano già molto apprezzate all’epoca; nel corso della sua lunga esistenza scrisse moltissime poesie che calligrafò e incise nella ceramica, e spesso collaborò con giovani artisti per i quali si prodigò, come nel caso di Tomioka Tessai  富岡 鉄斎 (1837-1924), calligrafo e pittore considerato l’ultimo grande esponente della scuola dei letterati 文人画.

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Fiasca per sake modellata e calligrafata da Rengetsu con una sua poesia
(Cat.250)

 Il cedro di Miwa…
un ottimo sake
diventa l’elisir
dell’eterna giovinezza
e di lunga vita.

Umazake no
Miwa no sugi zu wa
kore zo kono
zu oi zu shina no
kusuri nara mashi
 うま酒の
みわのすきすは
是そこの
不老不死の
薬ならまし

 

rengetsu-tanzaku

 

 

 

Calligrafia e poesia di Rengetsu su Tanzaku
(Cat. 631)

 

Cachi secchi
che sotto le gronde della mia capanna sui monti
rimpiccioliscono –
un temporale notturno
porta con sé un gelo profondo.

 

Hoshigaki no
noki ni yase yuku
yamazato no
yoarashi samuku
nari ni keru kana

 

ほし柿の
軒に(尓)やせゆく
山さとの
よあらし寒く
なりに(尓)けるか(可)な(那)

 

 

 

 

 

 

Bruno Riva

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