SHIKISHILe calligrafie di piccolo formato |
Gli shikishi
sono un tradizionale supporto calligrafico e pittorico, di largo uso particolarmente in Giappone. Si tratta di cartoncini a fondo bianco o colorato, spesso decorati a inchiostro con la tecnica suminagashi o riccamente decorati con polvere, filamenti e piccoli quadrati d’oro, d’argento e mica, che vengono esposti su un tipo di kakemono chiamato shikishikake (rotoli in carta o stoffa da appendere verticalmente).
L'Associazione culturale shodo.it presenta una rassegna di opere realizzate in questo formato
da calligrafi giapponesi, cinesi e europei, che toccherà varie località.
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Grazie alle loro dimensioni ridotte, le calligrafie su shikishi si caratterizzano come opere più intime dei lavori calligrafici di grande formato. Adatte soprattutto a spazi privati, si prestano a una rapida e agevole sostituzione e alternanza sul kakemono, secondo le occasioni dettate dal trascorrere delle stagioni, da visite, festività eccetera.
Nel corso dei secoli questo formato è stato usato da numerosi artisti, soprattutto per l’esecuzione di dipinti sumi-e (pittura tradizionale a inchiostro) e di opere calligrafiche in kana (scrittura sillabica giapponese) ma anche per la scrittura di testi o singoli kanji (caratteri cinesi). Nel XX secolo il suo uso si è esteso a ogni forma di scrittura e stile personale.
Il formato quasi quadrato dello shikishi, se confrontato con gli abituali formati calligrafici in prevalenza rettangolari e caratterizzati dalla verticalità, pone agli artisti la necessità di elaborare composizioni che esulano dagli schemi correnti.
La mostra organizzata dall’Associazione culturale shodo.it propone calligrafie eseguite sul tipo di shikishi più diffuso, chiamato “dai shikishi”, che misura 24,2 x 27,2 cm.
Sono esposte opere di stili e sensibilità molto diversi, unite dal comun denominatore del formato e tutte tese a misurarsi con tradizioni dalle regole compositive assai diverse tra loro, dalla calligrafia dell’epoca Heian alla scrittura di un numero limitato di caratteri, in genere da 1 a 7 secondo la tradizione poetica cinese, passando per la pratica di calligrafare un singolo carattere con un’esecuzione più libera e spontanea.






