Milano, venerdì 18 aprile 2008, ore 18:
cerimonia inaugurale della mostra "Il segno rubato" con la collaborazione dell'International Noh Institute di Milano diretto da Monique Arnaud: Cristina Picelli esegue la shimai Kiyotsune kuse. Partecipa alla presentazione Edmondo Filippini, musicologo.


Il teatro Noh

La parola Noh significa capacità, abilità. È il nome di un genere teatrale giapponese perfezionato 600 anni fa, ma le cui radici affondano nel mito.
Al canto e alla danza, propri di questa disciplina, si attribuisce il potere di influire sul corso delle stagioni,  di riportare alla luce le energie nascoste, di propiziare gli dei. Nato da riti agrari e feste stagionali,  il Noh è una combinazione di canto, danza, poesia, musica di percussioni e flauto, in cui l’attore principale spesso porta la maschera. Si è trasmesso oralmente da padre in figlio solo all’interno delle famiglie di attori fino al secolo scorso, periodo in cui l’insegnamento è stato esteso fuori dalle famiglie e anche alle donne.

Maestra Shihan Monique Arnaud

La Maestra Monique Arnaud è l’unica Shihan (istruttore abilitato) di Noh che attualmente insegna fuori dal Giappone.
Ha iniziato a praticare il teatro Noh venticinque anni fa a Kyoto presso il Maestro Michishige Udaka della scuola Kongo. La sua formazione comprende anche lo studio del tamburo da spalla e della scultura di maschere; ha recitato Noh completi in costume e maschera nei teatri giapponesi. Le sue più recenti interpretazioni in Giappone risalgono al maggio 2007 (con il Noh Aoi-No-Ue), al febbraio 2005 per un recital e al Novembre 2003 (con il Noh Tomoe).

A Milano la Maestra Arnaud coordina l’International Noh Institute (INI), che propone stage e lezioni di canto e danza e offre agli studenti l’opportunità di partecipare attivamente all’elaborazione a allo svolgimento di spettacoli di Noh e mostre. Possiede una biblioteca multilingue sul Noh, raccolte fotografiche, audio e dvd sul Noh, il Kyogen, il Kabuki, ed altre tradizioni tra rito, mito e teatro del Giappone.  

Dispone anche di una vasta collezione di diapositive, sia d’introduzione generica al teatro noh nell’ambito della cultura e della storia giapponese, sia su noh specifici. Fornisce appoggio organizzativo a chiunque desiderasse andare a studiare in Giappone. Tiene inoltre seminari, dimostrazioni e conferenze presso istituti universitari in Italia, Belgio, Francia e collabora alla regia di opere liriche e teatro di prosa per quanto riguarda i movimenti scenici e le coreografie.

La Maestra Amaud tiene lezioni allo spazio Budozen della Palestra Rasen di Milano.
http://www.rasenbudozen.com/noh.html

Per informazioni:


The International Noh Institute

Fondato dal Maestro Michishige Udaka, della scuola Kongoh, come struttura indirizzata a tutti gli stranieri che vogliono studiare il Teatro Noh secondo le regole dell'insegnamento tradizionale, o che sono impegnati in studi e ricerche sull'argomento.
L'INI offre corsi privati e intensivi a Kyoto e Matsuyama, con appoggio logistico per l'alloggio, e l'introduzione a eventi culturali o luoghi storici legati al Noh. Questi corsi si concludono con un recital in cui ogni allievo interpreta una danza imparata durante lo stage, e si esibisce anche nel canto.
Queste iniziative, in Giappone come all'estero, (Brasile e Stati Uniti) sono state anche sponsorizzate varie volte dalla Japan Foundation.
La Maestra Rebecca Teele, co-direttore dell'INI, è stata la prima persona straniera in più di 600 anni di storia del Noh ad essere ammessa, nel 1997, nell'Ordine degli attori e professionisti del Teatro Noh.
http://www.hime.ne.jp/~noh-udaka/en/index.html

La Scuola di Noh Kongoh

Si tratta di una delle cinque  scuole stilistiche che raggruppano attori shite, (protagonisti), e che fanno capo ad un  iemoto, il caposcuola. I coprotagonisti, chiamati waki, hanno anche loro diverse scuole, e studiano sempre separatamente dagli shite.
La scuola Kongoh ha ancora la sua sede a Kyoto, motivo per cui antichi costumi e maschere pregiatissime sono scampati ai bombardamenti della seconda guerra mondiale e al grande terremoto del Kanto, a differenza di altre scuole con sede a Tokyo. La scuola Kongoh  è conosciuta per avere uno stile dinamico ed espressivo, e si distingue soprattutto nei noh  di guerrieri, dei, demoni.

Categorie di Noh e tematiche

Nel repertorio attualmente rappresentato, esistono tra 180 e 220 Noh. 
Le fonti sono molteplici: leggende legate alla mitologia, alle religioni, alle favole che circondano un luogo naturale sacro, storie d’amore, epopee guerriere, poesie.
I Noh possono essere classificati in “Noh del mondo reale”, in cui il protagonista, che si tratti di un essere umano o sovrannaturale, (spirito di un albero o divinità) è considerato vivo; e “Noh del sogno”, in cui il protagonista è un fantasma che si manifesta nel sogno dell’attore secondario.
Vengono anche suddivisi in 5 categorie:
Noh degli dei, Noh di guerrieri, Noh di donne, Noh di pazzi, Noh di demoni o esseri insoliti.
Quando si rappresentano diversi Noh in una intera giornata, si segue quest'ordine, che rispetta la dinamica JO - HA - KYU (Introduzione, Sviluppo, Apice). Quindi, da una lentezza iniziale, si procede verso una crescente rapidità che trova il culmine negli ultimi momenti.





Cristina Picelli

Cristina Picelli

 

 

Inizia la pratica del Noh nel 1999 partecipando a un seminario intensivo presso il Centro di Cultura alternativa T.R.E. Teatro Ricerca Esperimento di Cernusco sul Naviglio (MI), ha continuato a studiare con la Maestra Monique Arnaud presentando al pubblico 9 shimai (estratti di Noh) e alcuni interventi nella parte di waki (attore secondario).
A maggio 2007 ha partecipato al Recital  in occasione del 60° compleanno del Maestro Udaka Michishige presso il Kongo Noh Gakudo di Kyoto con la shimai “Kiyotsune” kuse e a novembre ha avuto la possibilità di seguire l’intera tournée del Maestro Udaka Michishige a Parigi, Dresda, Berlino.

Ha collaborato nella progettazione e organizzazione di alcuni eventi dell’International Noh Institute di Milano nella revisione e adattamento dei testi tradotti, nelle scenografie  (kamishibai), nell’allestimento di mostre, nella costruzione di oggetti scenici, nella drammaturgia di spettacoli per bambini proposti in occasione di festività giapponesi dedicate ai più piccoli, preparazione di brochure e volantini.
In particolare, nel 2001 ha collaborato all’organizzazione del 20° Gemellaggio Milano Osaka (Teatro Angelicum di Milano), nel 2002 “Estate Carini – Medioevo a Oriente” (PA), nel 2003 partecipazione allo spettacolo in programma nella rassegna teatrale del Teatro di Verdura (Biblioteca di Via Senato – MI), dal 2003 al 2007 eventi presso il Museo d’Arte Orientale  “Chiossone” di Genova, presso biblioteche, associazioni e scuole elementari.

Il 18 aprile 2008 esegue la shimai “Kiyotsune” kuse per l'inaugurazione della mostra “Il segno rubato” organizzata dalla Confederazione Europea di Calligrafia in collaborazione con l'Associazione culturale shodo.it di Milano.


KIYOTSUNE

dramma Noh
di Zeami Motokiyo (1363-1443)

 

Kiyotsune è un dramma del gruppo classificato come “opere di Ashura”, cioè “drammi di guerriero”. Gli Ashura sono guerrieri morti in combattimento e condannati a un inferno in cui, per contrappasso, devono continuare a combattere senza tregua contro i nemici che rinascono incessantemente.
Questo  “dramma di guerriero” è singolare nel suo tema dominante: la lotta fra l’amore e la morte.
L’argomento è tratto da un toccante caso ricordato nello Heike Monogatari   e nel Genpei Seisuiki: un episodio del grande ciclo epico giapponese sulla lunga rivalità che nel XII secolo divise i due potenti clan dei Taira-Heike e dei Minamoto-Genji, concludendosi con la sconfitta dei primi e il trionfo dei secondi.
Il protagonista della vicenda è Taira-no-Kiyotsune, uno dei comandanti dell’esercito dei Taira che nell’anno 1183, in seguito a una serie di disastrosi scontri con i Minamoto, si era ridotto nelle province nordoccidentali dell’isola di Kyushu, in vicinanza del famoso tempio del dio della guerra Hachiman a Usa. Desiderosi di conoscere la loro sorte i capi Taira si rivolsero all’oracolo del tempio ma il dio rispose loro di abbandonare ogni speranza.
Kiyotsune, che era luogotenente generale della Guardia Imperiale, a questa notizia decise di togliersi la vita gettandosi in mare da una barca. Successivamente una ciocca dei suoi capelli fu trovata accanto al suo corpo: si capì che era stata lasciata come un ricordo per la sua fedele sposa, costretta a rimanere lontana da lui e a rifugiarsi nella capitale Miyako (Kyoto). Un fedele seguace sfuggito alla strage dei Taira portò la ciocca di capelli fino alla capitale. Su questa base Zeami costruisce una delicata storia di sentimenti umani.
Awazu-no-saburo, il fedele seguace del generale Kiyotsune, che nel Noh riveste il ruolo del waki (attore secondario), introduce la storia raccontando la morte di Kiyotsune e la scoperta della ciocca di capelli che egli ora sta portando alla capitale: descritto in pochi versi il viaggio, consegna il ricordo d’addio alla moglie del generale. Ma la donna rifiuta il dono: la notizia del suicidio del marito l’ha immersa in un intrico di sentimenti, il dolore si mescola in lei con il risentimento, si sente abbandonata  e la vista della ciocca di capelli, invece di consolarla, accresce il suo malessere. Ma ecco che in sogno le appare il fantasma di Kiyotsune, a sua volta ferito e offeso per il rifiuto del dono, e i due coniugi si spiegano le loro ragioni di dolore.

L’opera si conclude con la danza proposta in questa occasione, in cui lo shite, dopo aver raccontato la storia di Kiyotsune, evoca la sua discesa all’inferno dei guerrieri, dal quale è stato liberato grazie all’intercessione del Buddha Amida.
Il motivo buddista della salvezza attraverso la fede nella bontà di Amida è sviluppato con grande efficacia in questo dramma: Kiyotsune si è salvato perché nel momento della massima disperazione, un attimo prima di lanciarsi in mare, ha pronunciato l’invocazione “Namu Amida Butsu”, che secondo l’universalismo della setta Amidista è sufficiente, purché sia pronunciata con sincera  fede, ad assicurare l’ingresso nel Paradiso della Terra Pura, in virtù della benevolenza che Amida garantisce a tutti gli uomini, quali che siano le loro colpe passate.


「清 経 くせ」 KIYOTSUNE kuse

In questo brano estratto dal Noh Kiyotsune, basato sulle vicende raccontate nello Heike monogatari, lo spirito del nobile guerriero Kiyotsune appare alla moglie dopo essersi suicidato in seguito alla notizia del destino fatale che attendeva il suo clan. Il guerriero rievoca i suoi ultimi istanti: le rime che ha cantato, le musiche che ha suonato con il flauto e le preghiere che ha offerto prima di togliersi la vita tuffandosi in mare.

 

 

KIYOTSUNE
Ahimè, tutti gli Dei, i Buddha, i Tre Gioielli..

CORO
Ci abbandonano: ciò pensai col cuore
Stretto d’angoscia. Senza più vigore,
Disanimati, oppressi e scoraggiati
Accompagnammo sua maestà al ritorno.
Spettacolo pietoso!
Fu in un tale momento che mi venne notizia
Di un movimento di truppe nemiche:
Marciavano portandosi
Sulla provincia di Nagato, e noi
Ci imbarcammo, ma in quale disperata
Situazione? La vita è cambiamento
E tutto in questo mondo è come un sogno
Dentro un sogno. Coloro che fiorirono
Nella splendente primavera Hogen
Adesso in questo autunno Juei sono dispersi
Come foglie ingiallite sulle onde,
Ogni barca una foglia solitaria.
Soffia il vento d’autunno da Yanagi,
Mi spinge al largo, le onde
Crestate si accavallano, mi inseguono
Come orde di nemici.
Quel guizzare di aironi in mezzo ai pini…
Saranno gli stendardi bianchi dei Minamoto?
Ogni valore cade dal mio cuore.
In quel momento le parole dette
Dall’oracolo di Hachiman fatali
Mi schiacciarono l’anima, perché
Un dio non mente mai.
Posseduto da quella verità...

 

 

KIYOTSUNE
Sentii l’inanità di questo corpo
Come rugiada effimero...

CORO
Fragile come barca trascinata dall’onda,
Alla deriva come alga fluttuante.
Per non essere preda di un destino
Ignoto, mi risolsi
A gettarmi tra i flutti
E a dare così fine alla mia vita.
Salii sulla murata ed indugiai -
“Ci sono pini a Iwashiro” -
Contemplando la luna impallidire
Già nel cielo dell’alba. Trassi il mio
Flauto dalla cintura, suonai un’aria
Limpida, versi antichi cantai, poi
Composi una poesia. Cose trascorse
Mi comparvero, e cose da venire.
Presto o tardi le glorie del passato,
I dolori dell’oggi, sono dimenticati:
Tutto perisce, sulla spiaggia muore
Anche l’onda del mare.
La nostra vita è un viaggio periglioso
E abbandonarla non costa rimpianti.
Altri potranno giudicarmi folle,
altri ancora saranno indifferenti.
La luna discendeva ad Occidente:
Andiamo! – dissi – ti accompagnerò !
“Sia lode lode al Buddah Amida! O Tathagata
Amida accoglimi!” pregai. Così
Mi tuffai dalla barca tra le onde
E il mio corpo discese fino al fondo
Tra la melma del mare. Miserabile
Termine di una vita travagliata!

 

 

 



Testo estratto da Il Noh dei fuochi, quaderno a cura di Carmen Covito, Milano 1989



Scarica volantini:

Istituto del dramma Noh - Monique Arnaud

Cristina Picelli

Kyotsune

 



 

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