
Luna di loto 蓮月
Luna di loto 蓮月
Ceramiche e calligrafie di Ōtagaki Rengetsu e di altri artisti in omaggio a Ōtagaki Rengetsu.
Mostra a cura di Katia Bagnoli e Bruno Riva
Milano, 28 aprile – 8 maggio 2026
ore 14:30-20:00

Con il patrocinio del Consolato Generale del Giappone a Milano
Luna di loto 蓮月 si propone di approfondire la conoscenza della figura della poetessa, calligrafa e ceramista Ōtagaki Rengetsu (1791-1875) dopo la nostra prima mostra del 2014 che l’ha fatta scoprire al pubblico milanese e svizzero.
La mostra è diffusa su due sedi:
Spazio TOMA in via Moscova 25, Milano
Ekadea studio in via Plinio 42, Milano

Da venerdì 17 a venerdì 24 aprile sarà preceduta da una sezione speciale allestita dall’Associazione Giapponese del Nord Italia (Nihonjinkai) presso lo spazio espositivo del Consolato Generale del Giappone a Milano (in Via Privata Cesare Mangili, 2/4). In questo spazio saranno esposte alcune calligrafie originali di Ōtagaki Rengetsu insieme ad alcuni omaggi contemporanei. Questa sezione sarà visitabile durante gli orari di apertura del Consolato (lunedì- venerdì 9:15-12:15 / 13:30-16:30).
Presso lo Spazio TOMA in via Moscova 25 saranno esposte opere calligrafiche di Bruno Riva, Katia Bagnoli, Elena Cristina Toma e loro gassaku (collaborazioni a quattro mani) con la pittrice Shoko Okumura. Nella sede saranno anche esposte alcune ceramiche di Ekaterina De Andreis con incisioni calligrafiche di Bruno Riva e Katia Bagnoli. Inaugurazione martedì 28 aprile alle ore 18:30.
Presso lo studio-laboratorio Ekadea in via Plinio 42 saranno esposte le ceramiche di Ekaterina De Andreis con incisioni calligrafiche di Bruno Riva e Katia Bagnoli, e oltre venti opere su carta giapponese dei calligrafi di Shodo.it. Inaugurazione mercoledì 29 aprile alle ore 18:30.

Catalogo: Bruno Riva e Katia Bagnoli
Fotografie: Tomoyuki Tsuruta
Ufficio stampa: Maria Grazia Vernuccio

Dall’Introduzione di Katia Bagnoli al catalogo:
Questa mostra non è un semplice omaggio formale, né un esercizio di stile: è un dialogo tra pratiche, tra discipline, tra tempi diversi, che nasce dall’incontro tra la via poetica e spirituale di Rengetsu e la via della calligrafia che i curatori e gli artisti coinvolti nella mostra praticano da più o meno anni. Poiché anche la calligrafia, come la poesia, è un’arte che nasce dal corpo e dalla presenza. Ogni tratto è un respiro, un gesto irripetibile, un istante che non può essere corretto né cancellato. È un’arte, quella calligrafica, che richiede umiltà, disciplina, ascolto. Non si domina l’inchiostro: lo si accompagna. Non si impone una forma: la si lascia emergere.
Le calligrafie realizzate appositamente per l’occasione non imitano lo stile di Rengetsu, e quasi mai cercano di ricostruirlo filologicamente. Piuttosto, si pongono accanto ai suoi lavori come compagne di viaggio: risposte contemporanee a un’eredità che continua a vivere in alcuni di noi.
Il catalogo accoglie due contributi fondamentali: il saggio della scrittrice e nipponista Carmen Covito, che ricostruisce la vita e le fortune artistiche di Rengetsu, e il testo di Bruno Riva, calligrafo e studioso di quest’arte, che analizza le caratteristiche della sua scrittura, sia su carta sia incisa nella ceramica.
Questa doppia prospettiva rispecchia la natura stessa dell’opera di Rengetsu, sospesa tra materiali diversi ma identificata da un’unica sensibilità. La sua calligrafia non è mai un ornamento: è parte integrante dell’oggetto, ne definisce il ritmo, la presenza, la voce. Sulle ceramiche, i waka diventano rilievi tattili, segni che si leggono con le dita prima ancora che con gli occhi. Sulla carta, la scrittura respira, si assottiglia, si spezza, sembra seguire in libertà il flusso del pensiero.
Ogni oggetto è un incontro tra parola e forma, tra gesto e materia.
Nel catalogo figura anche un’ampia selezione di poesie di Otagaki Rengetsu ‒ waka, ma non solo ‒ tradotte dal giapponese con testo a fronte in kanji e kana e traslitterazione in rōmaji. Le traduzioni, curate da Carmen Covito, compongono un piccolo volume nel volume: un libro autonomo, intimo, che rende omaggio alla voce poetica di Rengetsu e cerca di restituirne la limpidezza, la misura, la grazia profonda e essenziale.

Yado kasanu hito no tsurasa wo nasake ni te oborozukiyo no hana no shitabushi
Non mi hanno dato posto alla locanda,
ma questa scortesia
è diventata un dono:
sotto la luna pallida e velata
ho dormito tra i fiori.
Ōtagaki Rengetsu, poesia 55


Ki taru mono no yatsurete, katai nado no yō ni to, kodomo no warau wo
Ho sentito i bambini dire
“È vestita di stracci
e sembra una mendicante”
e ridevano di me.
Kotonoha no michi no katai to nari te dani ochi chiru tsuyu no tama hirowa baya
Sebbene sia stata una mendicante
sulla strada della poesia,
le gocce di rugiada che cadono sparse
sono gioielli che ancora
vorrei raccogliere.
Ōtagaki Rengetsu, poesia 745
Itsuka waga watari mo hate mu netaru yo no yume yori nochi no yume no ukihashi
Non so quando, concluso
questo viaggio nel mondo,
dal sogno della notte
passerò anch’io al di là
del ponte fluttuante dei sogni.
Ōtagaki Rengetsu, 無常 Mujō – Impermanenza


Shiragiku no makura ni chikaku kahoru yo ha yume mo iku yo no aki kahenu ran
Quando di notte i crisantemi bianchi
accanto al mio cuscino
profumano, mi chiedo
in sogno quanti autunni
avrò già attraversato?
Ōtagaki Rengetsu, poesia 151

Yamazato wa matsu no koe nomi kiki narete kaze fukanu hi wa sabishikari keri
Nel villaggio sui monti,
dove l’unica voce che si sente
è il frusciare dei pini,
oh, quanta solitudine
nei giorni senza vento.
Ōtagaki Rengetsu, poesia 242
Ōtagaki Rengetsu (1791-1875)
La poetessa, calligrafa, ceramista e pittrice giapponese Ōtagaki Rengetsu nacque a Kyōto, l’antica capitale, nella primavera del 1791. Figlia segreta di una geisha e di un alto amministratore del feudo di Iga-Ueno, ricevette il nome Nobu.
Poco dopo la nascita venne adottata da Ōtagaki Mitsuhisa (Banzaemon) che lavorava presso il Chion-in, un importante tempio della Jōdo-shū, scuola buddhista della Terra Pura. A circa otto anni fu mandata a servizio nel castello di Kameoka a Tanba, dove studiò poesia, calligrafia e arti marziali.
Ritornò a Kyōto dopo una decina d’anni e andò in sposa al giovane samurai Mochihisa. I loro tre figli non sopravvissero alla prima infanzia, e nel 1815 anche il marito morì. Nel 1819 Nobu si risposò, ma dopo quattro anni rimase di nuovo vedova.
La perdita dei due mariti e dei figli spinse Nobu, a soli 33 anni, a radersi i capelli e a prendere i voti, adottando il nome di Rengetsu (luna di loto). Continuò a vivere nei pressi del tempio Chion-in con il padre adottivo, che nel frattempo aveva preso a sua volta i voti.
Dopo la morte di Mitsuhisa, avvenuta nel 1832, Rengetsu cominciò a mantenersi da sola producendo e vendendo ceramiche sulle quali incideva le sue poesie (waka, forma poetica classica composta da versi: 5, 7, 5, 7 e 7 sillabe).
I delicati utensili di ceramica abbelliti dalle sue poesie, straordinari sia per il contenuto e la forma sia nell’esecuzione calligrafica, rappresentano una combinazione perfetta.
Le sue creazioni erano già molto apprezzate all’epoca, tanto che Rengetsu doveva spesso cambiare domicilio per sfuggire alle assillanti richieste. Nel corso della sua lunga esistenza scrisse moltissime poesie che calligrafò e incise nella ceramica e spesso collaborò con giovani artisti per i quali si prodigò, come nel caso di Tomioka Tessai, che in seguito sarebbe diventato un artista letterato di spicco a Kyōto. Ōtagaki Rengetsu fu una figura importante nel panorama culturale dell’epoca e ancora oggi viene studiata come un luminoso esempio di donna indipendente e creativa.
Altre informazioni alla pagina https://www.shodo.it/rengetsu/


