Le dieci icone del bue


Migi (Maria Grazia) Autore, scomparsa nel 2009, è stata una viaggiatrice e una studiosa. Dopo aver vissuto a lungo in India per studiare filosofia e danza indiana, anche nell'ambito di una ricerca teatrale iniziata nel '74 con Grotowski e continuata poi con l'Odin Teatret in Danimarca, ha viaggiato tra Cina popolare, Taiwan, Hong Kong e Giappone, concentrando il suo interesse sul Buddhismo, la lingua cinese e il Tai Chi Chuan.
Con il consenso dei suoi eredi, diffondiamo questa versione digitale del suo lavoro sul Buddhismo Zen "Le dieci icone del bue", pubblicato nel 1991 e oggi introvabile.

LE DIECI ICONE DEL BUE
(SHI NIU T'U)

L'incanto poetico della via verso il risveglio
in un antico testo Ch'an Zen
Introduzione, traduzione e commento
di MIGI AUTORE
Erga Edizioni, Genova 1991

 
Le dieci icone del bue

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Dall' Introduzione di Migi Autore:

La Cina dell'epoca Sung (11° sec.) era un paese di grandi sistemi filosofici, di ferventi dibattiti religiosi fra taoisti, buddisti e confuciani, di grandi scoperte scientifiche, ma soprattutto di un' estetica raffinatissima che si rivela attraverso "l'universo ineffabile" della pittura di paesaggio. In questa atmosfera particolarmente stimolante nascono i wen-jen o pittori-letterati. Wen in cinese significa "disegno", "cultura", "civiltà" e comporta in sé l'idea di verità e bellezza; jen significa uomo, così wen­jen designa per analogia l'uomo civilizzato, il saggio per eccellenza, l'uomo vero. Spesso erano anche monaci Ch'an che unificavano nella loro esistenza tutto il meglio della cultura del tempo: pittura, poesia, calligrafia, musica, filosofia, ma in maniera estremamente spontanea e informale incarnando una saggezza di vita tipicamente taoista, aperta e variegata.

[..] Fu uno di questi monaci letterati a riprendere l'antica metafora dell'uomo che cerca il bue, apparsa in seno al buddismo Ch'an già nell'VIII secolo, e riportata ancora adesso in molti testi Zen: Il monaco Tai-an chiese al maestro Pai-chang (720-814) "Vorrei essere istruito nel buddhismo, che cosa è?", "È come se cercassi un bue mentre lo stai cavalcando".

[...] La serie di 10 icone qui illustrata è di Kuo-an Shih-yuan, letterato e pittore, anch'egli del XII secolo, che ritenendo incomplete le prime redazioni aggiunse altri due stadi al di là del cerchio vuoto, per dimostrare che la cosa più importante in questo cammino non è la purifica­zione o l'illuminazione fine a sé stessa ma il renderne partecipi gli altri perché anch'essi possano essere illuminati.

Questa serie di 10 immagini accompagnate da poesie e commenti diventò un vero e proprio sistema di meditazione che non solo descrive il cammino iniziatico dell'uomo alla ricerca della verità ma ne rispecchia i vari livelli di coscienza.

Poco si sa di Kuo-an (Kakuan) se non che apparteneva alla scuola Lin­chi (Rinzai) ed era monaco nel tempio di Liang-shan Ching-chou in Cina; è conosciuto soprattutto come l'autore di questi poemi e delle icone del bue in 10 tavole. Il testo dei suoi poemi è conservato nel Hsu-tsang Ching o Complemento al Canone Buddista, un'opera monumentale in 140 volumi.

I suoi dipinti originali si sono perduti nel tempo e quelli, a lui attribuiti, qui riprodotti, sono in realtà di Shubun, famoso pittore giapponese del XV secolo, che senza dubbio si ispirò alle figure di Kuo-an e ai suoi poemi. Shubun era anch'egli monaco e pittore, nonché amministratore del tempio Shokokuji di Kyoto, fu successore e discepolo di un altro grande pittore Josetsu che aveva ereditato dalla Cina dell'epoca Sung la tecnica della pittura monocroma e il grande amore per i paesaggi eterei e surreali dei paesaggisti del sud della Cina. Come si può vedere dai dipinti riprodotti, Shubun era un vero maestro in questa tecnica che trasmise a sua volta al suo altrettanto famoso discepolo Sesshu. Il suo stile è sempre caratterizzato da un'atmosfera particolare, resa dai delicati tratti neri a inchiostro di carbone, nelle sue diverse sfumature che vanno verso l'azzurro, ravvivati da acquerelli estremamente leggeri. [...]


Shubun Shubun
Shubun
Shubun
Shubun Shubun
Shubun
Shubun
Shubun Shubun





 


 

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